lunedì 22 luglio 2013

TOKYO FACTS N°2 - IN VIAGGIO!

Si continua con il viaggio....

Dopo aver salutato tutti i miei gatti e i miei cani, siamo finalmente partiti per Milano, in viaggio abbiamo sonnecchiato un po’ perché la sera prima non è che avessimo dormito molto; l’aeroporto di Malpensa era grandino e dopo aver salutato Whisky (il mio cagnolino) siamo andati verso il check-in n°12 (o 13??) del terminal 1 e, dopo aver chiesto ad un funzionario se stavamo facendo giusto, siamo arrivati a destinazione e siamo andati a far colazione; dopo di che dovevamo incontrare gli altri, avevo detto a Tessa che avrei indossato una giacca arancione (maledetta giacca!!) e l’ho dovuta tenere addosso sebbene ci fossero 300°C e aveva addirittura il pelo dentro! Appena trovati mi sono denudata. Prima di dirigerci verso il check-in ci siamo fermate in una sottospecie di edicola dove io e la Ma abbiamo comprato (ben 9.90€!) un portadocumenti/soldi da allacciare sotto i vestiti; naturalmente non sapevamo che a Tokyo potevi girare con la borsa aperta, ma è una cosa che può risultare utile per altri viaggi (ma anche da usare in Italia XD). E anche perché non eravamo a conoscenza di questa peculiarità nipponica ci eravamo fabbricate delle taschine dove mettere i soldi da agganciare con una spilla da balia all’interno del reggiseno.. si lo so… quindi all’andata il mio seno valeva 200.000¥ (abbiamo avuto il cambio 1€ = 100¥, quindi erano 2.000) e altri 50.000¥ (500€) nel portafoglio; queste “patte” sono state utilizzate solo il giorno del volo perché ci siamo ben presto rese conto che si poteva sia viaggiare con la borsa aperta sia con il portafoglio in mano che tanto non accadeva nulla anzi, se ti cadeva qualcosa erano disposti a perdere il loro treno pur di correrti dietro a riportartela. La gentilezza è una caratteristica che personalmente adoro e la predisposizione giapponese verso gli altri mi ha veramente colpito, invece, in Italia una volta mi sono caduti 20€ alla Fnac di Verona e un signore se li stava intascando, ma vabbè, che ci volete fare, ogni paese ha i propri abitanti e anche se in questi "facts" parlerò solo delle mie esperienze di viaggio devo ricordarvi che anche il Giappone ha lati orribili.
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Siamo andati quindi a fare il check-in, fu una cosa abbastanza veloce ed era arrivato il momento di salutare i miei, mio papà aveva gli occhi lucidi e anche se ero presa dal viaggio non vuol dire che non abbia pensato a loro e anche io ero triste per lasciarli per due settimane, d'altronde non li avevo mai lasciati per più di 4 giorni per andare a casa di un’amica, quindi feci una cosa veloce per non far uscire una valle di lacrime da entrambe le parti.
   
                        (non avevo così tanto lucidalabbra.. anzi .. ero del tutto struccata u.u)

 Dopo di che ci separammo e andammo nel nostro gate per prendere l’aereo.


Finalmente stavamo per decollare, avevo un po’ di paura perché era il mio primo volo, ma non vedevo l’ora di vedere il Nord Italia piccolo piccolo e non me ne sono curata molto anzi, l’aereo mi è piaciuto molto, e subito ero così e mi dicevo: "si dormirò!!"

e invece!!!! per più di 12 ore (più o meno 3 da Milano a Mosca e 9 (o più) da Mosca a Narita, più scali e ritardi) non ho dormito neanche due secondi, ma in compenso mi sono vista 3 film in inglese ed ho giocato ad un gioco a cui non giocavo da quando andavo alle elementari e di cui ancora adesso ho il cd (un gioco con Timon e Pumba del Re Leone). Dopo poco più di tre ore atterriamo a Mosca e qui incontriamo gli altri che erano arrivati tre ore prima, comunque il riscaldamento in quell'aeroporto era una cosa impressionante, giravamo in maniche corte! Ci mettiamo in fila ed entriamo nel Boing (un aereo di dimensioni assurde), quando dopo 3000 giri intorno alla pista ci arriva la notizia che la porta non si pressurizzava e quindi siamo dovuti scendere per aspettare un nuovo aereo e al posto di partire alle 21.00 siamo partiti a mezzanotte inoltrata, ma in compenso ci hanno offerto dei buoni per mangiare, noi abbiamo fatto il take away per mangiarcelo in aereo.
All’entrata dell’aereo c’erano dei quotidiani giapponesi e russi, ma non li ho presi perché in Giappone ne avrei potuti prendere quanti ne volevo, invece una signora vicino a me lo aveva preso e dentro parlavano anche di Ri (Seung Ri, membro dei Big Bang, un gruppo k-pop) e del suo drama con tanto di foto, ma ormai ciò che era fatto era fatto. Dopo esserci mangiati il paninazzo con patatine arrivano le Hostess per la cena e una si è subito preoccupata perché ne io ne la Ma volevamo mangiare, ma dopo ben 10 minuti siamo riuscite a rassicurala, mentre gli altri quattro hanno fatto il bis.detto ciò.. non ho dormito na mazza!!

Finalmente siamo approdati al Narita Airport e abbiamo visto la tanto bramata scritta “welcome to Japan”, i ragazzi hanno cambiato i soldi mentre io mi sono spogliata e siamo usciti dall’aeroporto, io in maniche corte (alla faccia di quello che diceva mia mamma). Ed è così che iniziò la mia.. la nostra avventura.

 Abbiamo preso la metro, ma ero troppo stanca per guardarmi attorno e mi sono anche addormentata sulla borsa che era sulla valigia, tanto che quando mi sono svegliata avevo lo stampo della borsetta sulla faccia. Arriviamo a Minami-Senju, il quartiere dei simpatici ma paurosi vecchietti che avrebbe ospitato “la nostra casa” per due settimane. Il nostro hotel era qualcosa di stupendo tutto Japan style, le chiavi erano legate ad un.. portachiavi (se così si può chiamare) lungo 20cm, rettangolare e arancione con scritto il numero della stanza.
                               (tralasciando il casino.. è quell'affare sul letto vicino al telefono)
 L’hotel aveva 10 piani: il 10° aveva lavatrici, asciugartici  diverse docce ed il sento (tipico bagno giapponese con acqua bollente); dal primo al nono piano ci sono le camere (noi eravamo al 6° mentre gli altri all’8°), mentre al piano terra c’era l’entrata dove ritiravi le chiavi e pagavi e la hall con 4 computer con webcam ed auricolari, tv con i divanetti e il tavolino, dei bagni, un distributore automatico, un tavolo con delle sedie e una cabina telefonica (non mi sono mai chiesta se funzionasse o meno), dopo una porta si arriva alla cucina completa di tutto e con anche un tavolo con delle sedie, poi vi era una porta che portava al giardino e infine la nostra preferita: dopo una porta scorrevole si arrivava alla saletta Yakuza, una semplice saletta con tv, console, videogiochi e manga, un tavolino basso, 5 cuscinetti e un mega pouff, era la saletta dove ci trovavamo per mangiare la sera quando non uscivamo. In ogni piano c’erano inoltre 2 docce separate da due porte con tutti i prodotti necessari e molto carine, anche perché non erano per nulla strette, 4 bagni, due per le donne e penso ce ne siano stati anche due per gli uomini ma sinceramente non ci sono mai entrata, e una stanzetta con lavandini e specchi.

                                
                                                                                        (il mitico WC giapano!!)

Appena entrate in camera siamo rimaste di stucco: era molto comoda e confortevole e c’erano inoltre uno yukata, un asciugamano arancione e un paio di ciabatte ciascuno e, sebbene io abbia il 41 di piede ci entravo senza problemi, ma avevo portato via le mie ultraleggere ciabatte leopardate, quindi usavo quelle; oltre a tutto questo in camera c’erani anche 2 futon con tatami e magnifico cuscino che la sottoscritta voleva portarsi a casa, due tavolini bassi con relativi cuscini, un cestino, un frighetto, due impalcature in legno, uno specchio, il condizionatore (anche se non ci serviva perché eravamo in novembre ed il riscaldamento è a pavimento) e quattro finestrelle.

L’hotel ci è piaciuto molto anche per vari altri motivi: era vicino a due conbini: il Seven Eleven e un altro di cui non ricordo il nome, era vicino alla metro, passavano spesso i taxi, avevamo la fermata dell’autobus proprio davanti alla porta e cosa molto importante c’era il figlio del proprietario che era davvero davvero un bel ragazzo, che si guardava i programmi k-pop nella hall la sera e che l’ultimo giorno mi sono ritrovata a 2 cm dalla faccia in canottiera.
Dopo aver depositato le valigie siamo andati fuori a mangiare al Mc Donald, vi assicuro che è il posto  dove ho speso di più per mangiare, ma eravamo troppo stanchi per fare altra strada, arrivata in cassa ho subito notato il piattino dove vanno messi i soldi, alla cameriera sono caduti sul banco e si è scusata come se mi avesse ucciso il gatto, era così imbarazzata!
Tornate in Hotel, dopo esserci fatte le foto con lo yukata, siamo andate a farci la doccia e poi dritte a letto con le sveglie puntate.

 il giorno dopo saremmo andate alla volta di AKIHABARA!!!! ma prima... un bel sonnellino




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