lunedì 22 luglio 2013

TOKYO FACT N°1 .. O DOVREI DIRE PREVIEW?!

Ed ecco che la nostra prode eroina approda nel paese del Sol Levante, al Narita Airport (Tokyo) per l’esattezza; ma prima di parlare del mio viaggio vorrei rendervi partecipi di tutte le sensazioni e i pensieri che hanno preceduto questa mia avventura.

Tutto nacque quando, nell’ormai lontano giugno 2012, su Facebook mi arrivò un invito ad un evento da parte del “Tokyo Otaku Tour”, un’associazione online che si occupa di viaggi otaku in Giappone e l’evento in questione era appunto l’Aki tour, un viaggio di due settimane (dall’8 al 22 novembre) nella capitale giapponese. Da brava appassionata quale sono girai l’invito alla “Ma” (Martina, una mia compagna di scuola delle superiori) e mi scaricai quanto più potei sul programma, rilegando il tutto in un book che successivamente avrei riportato in un quadernone ad anelli, e mi misi a leggere e a fantasticare su quel viaggio che mai avrei pensato di fare e che persone molto più fortunate di me avrebbero fatto.

 Di questo “sogno” resi partecipi anche i miei genitori, parlandone e stressandoli ogni giorno, leggendo loro il programma e tutti gli approfondimenti che riuscii ad ottenere e sapevo che anche la Ma faceva lo stesso, ma non lo facevamo certo apposta, il nostro era un modo di sognare che come unico scopo aveva quello di avvicinarsi un po’ di più a quel viaggio fantastico.
Quand’ecco che dopo giorni e giorni mi stavo facendo gli affari miei al computer mangiando i miei adorati mirtilli quando i miei entrano in ufficio e mi chiedono “Ti piacerebbe fare quel viaggio in Giappone?” e io menefreghista sempre con lo sguardo incollato allo schermo “Certo..” e loro se ne uscirono con “Bè.. abbiamo deciso di regalartelo per la maturità”


mi è caduto il  mirtillo e non sono più riuscita a contenere la felicità, mi sentivo elettrizzata al solo pensiero di toccare il suolo nipponico e non riuscivo a fare altro che lanciare sorrisi alla stregatto a non finire e a fantasticare. 
                                                        
(Una cosa del genere... molto sobria) 

Come se la nuova scoperta non bastasse mio papà mi disse inoltre che molto probabilmente sarebbe venuta anche la Ma (una delle mie migliori amiche), ma che non avrei dovuto dirle niente perché, per il momento, lei non ne sapeva nulla. Ammetto che feci molta fatica a non rivelare quel segreto così grande, ma finalmente fuori dalla nostra fumetteria di fiducia, sedute su una panchina a leggere Kuroshitsuji ecco che mi telefona mio papà e mi dice che glielo potevo dire perché anche lei era sicura; lei stava leggendo Kuro e io, sempre con il sorriso da ebete stampato in faccia ho accennato al discorso dicendo “Sai quel viaggio che ti ho girato del Giappone?” e lei sempre leggendo il manga mi fa cenno di si, allora azzardo qualche parola in più “i miei me lo regalano per la maturità!” lei mi fissa per pochi secondi con i suoi grandi occhioni azzurri sbarrati come per dire “Stai scherzando, vero?!”

 per poi tornarsene con il volto verso il manga e rosicando non poco, vedendola così allora dissi le paroline magiche ovvero “E i tuoi lo regalano a te!” lei per tutta risposta mi guardò, ci mettemmo ad urlare e a schiamazzare abbracciate (cosa che non facciamo mai),

                     

 il manga è stato accantonato e messo dentro la borsa mentre noi siamo partite con i nostri filmini mentali. Il pullman arrivò poco dopo e, cosa molto strana, riuscimmo a sederci, fatalità una di fronte all’altra e, sebbene provassimo a stare serie e a pensare per conto nostro non ce la facemmo e non curanti delle persone che ci circondavano e che ci guardavano straniti, ci mettemmo a parlare di quello che stavamo pensando che, come potete immaginare, era riguardante lo stesso argomento: cosa sarebbe potuto accadere in Giappone, e ricordo che abbiamo fatto tutto il tragitto e anche per strada in centro Verona a dire “Tanto io vado in Giappone!” ad ogni singola cosa/persona che ci capitava a tiro fin quando non ci siamo separate per prendere il rispettivo pullman. Dopo ben due ore e mezza passate a messaggiare con la Ma e ad ascoltare musica arrivai a casa, e finalmente potei fermare per conto mio e suo una camera doppia per l’Hotel dal buon vecchio Paolo (organizzatore del Tour e uomo del tutto fuori di testa).

I nostri genitori avrebbero pagato il viaggio, ma noi ci saremmo dovute occupare di tutte le parti burocratiche quindi chiedevamo a Paolo, nella pagina privata del Tour, tutto quello che  volevamo sapere, anche perché era la prima volta, per tutte e due, che facevamo un viaggio del genere. 

Essendo in banco insieme ormai non ci si poteva sopportate, parlavamo del Giappone in tutte le salse, partivamo col parlare dell’interrogazione di matematica e finivamo magicamente nell'argomento “Viaggio”, avevamo fatto una testa così ad amici, parenti, professori e penso perfino ai muri! 

Tra le opzioni delle mete da andare a vedere tra le altre cose c’erano: il Gundam Front, nell’isola artificiale di Odaiba, che non poteva mancare con il fantastico Gundam ad altezza naturale, il museo di Fujiko, il mangaka di Doraemon (che tutti abbiamo snobbato), la prima del nuovo film di Evangelion (che non ci ispirava, anche perché non era un anime che seguivo, e vedermi un film in giapponese di una cosa che non mi interessa sinceramente non mi andava), il Ghibli Museum e il Fuji-Q, famoso parco di divertimenti alle pendici dell’omonimo monte, che inizialmente avevamo pensato di farlo, ma che poi per motivi economici abbiamo pensato di tralasciare.
La quota minima di partecipanti per tour era di 8, ma noi eravamo solo in 6 (Paolo compreso) e quindi sia io che la Ma ci eravamo ormai arrese e pensavamo che quel viaggio  ormai così vicino, si stesse allontanando dalla sua realizzazione sempre di più. Ricorderò sempre quella data, il 17 settembre, la data della chiusura delle iscrizioni e noi eravamo sempre in 5, senza contare Paolo che era la guida! Quand'ecco che dopo un paio di giorni Paolo ci diede la notizia che saremmo partiti lo stesso, le mie reazioni furono molteplici e stavo quasi per mettermi a piangere, finalmente era deciso!!!
                     


Passarono altri due mesi, nel frattempo conoscemmo i nostri compagni di viaggio: Tessa, Filippo e Manuel e venimmo a conoscenza di tutti i particolari del viaggio e della nostra permanenza a Tokyo.
 Durante l’estate avevo iniziato a lavorare con mio papà subito dopo gli esami e il tutto durò circa 4 mesi, sembrano pochi ma penso, anzi spero, di essere stata d’aiuto; nel frattempo andavo sempre più spesso a casa della Ma e viceversa, una volta abbiamo fatto una grigliata con i genitori per parlare delle ultime cose, erano alquanto preoccupati, soprattutto i padri che ci considerano le loro “piccoline” e nessuna di noi due era mai stata così distante per così tanto tempo.

Il mese di novembre fu carico di aspettative e gioie, ma non solo per il viaggio in quanto il primo ed il secondo del mese volevano dire solo una cosa: Lucca comics! L’anno precedente aveva segnato la nascita della mia passione per il cosplay e del mio primo cosplay, appunto. Ma quest’anno avevamo avuto un successo strabiliante, appena scese dalla navetta ci avevano già fermato, ed una volta entrate si è scatenato un flash dopo l’altro, ritrovandoci in poco tempo circondate da bazuka che facevano zoom e scatti senza sosta, ci sentivamo delle idol.

 Sono successe delle cose impressionanti e il tutto in pochissimo tempo, ma questa è un’altra storia…
Il 3 e il 4 festeggiai il mio compleanno con le amiche di sempre ed andammo allo Sky Light, una discoteca trasgressiva a San Bonifacio, purtroppo le foto sono andate quasi tutte perse perché è andata persa la macchinetta di una mia amica, ma ci siamo divertite lo stesso, tanto che siamo rimaste fino a chiusura con un gruppo di ragazzi e, tornate a casa, giusto per festeggiare i miei 19 anni, ci siamo guardate Mulan. ^^
Sono passati pian piano i giorni e il 6, il giorno effettivo del mio compleanno, sebbene non avessi voluto nulla, i miei mi hanno regalato un pigiama da usare in Giappone e le mie sorelle una borsa tempestata di teschi; la sera stessa ho finito di preparare la valigia, dove mi sono anche arrabbiata e sono andata via perché si sono abbattuti su di me come una furia l’uragano Debby, che sosteneva che mi sarei dovuta portare anche dei vestitini con relativo completo (io?! È gia tanto se li metto qui in Italia, figuriamoci in Giappone dove avrei camminato per 3500 km!!), e l’uragano Mamma, che sosteneva che avevo messo troppe cose leggere commentando con “metti anche questa felpa, e altre 2 paia di jeans, e di giubbino cosa ti porti? Io direi due.. e solo due paia di scarpe!!!” Ahhhh!!! Naturalmente la mattina dopo, con la calma finalmente regnante e i bollori sbollentati (?), ho potuto tirar fuori delle cose che mi avevano messo, alleggerendo la valigia di circa 5kg!! L’unica cosa che ho lasciato sono stati i quintali di medicinali, anche se quando eravamo là stavamo benissimo e una volta tornate in Italia la Ma è stata male e io sono ritornata stitica, della serie meglio là che qua (in tutti i sensi)!
Il giorno dopo la Ma è venuta a casa mia perché sarebbe venuta con noi a Malpensa perché i suoi non potevano, mentre mio papà si è preso un giorno libero ed è venuto a salutare la sua bambina, anche perché aveva già il magone quando mi ha vista con la valigia in mano, figuriamoci se non ci voleva accompagnare…

Il viaggio in aereo era strutturato in questa maniera: io, la Ma, Tessa e Filippo (che avevano già volato e che era già il loro secondo Otaku Tour dell’anno) saremmo partiti da Milano, mentre Paolo e Manuel da Roma; è il momento di andare a fare l’ultima dormita nella mia camera italiana, anche se non abbiamo dormito molto, e l’indomani siamo partiti alla volta di Milano!

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